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martedì 15 luglio 2008

Fotografi nel web #28: Tommy Retrò

Pubblicato su Dentro al Replay il 19/05/2008




Tommy Retrò (Matteo Valentino): chi è?
Bella domanda. Anche io me lo chiedo spesso, purtroppo una risposta esauriente non l’ho ancora trovata. Mi piacerebbe dire semplicemente "un fotografo".

(Tommy portrait: © Giuliano Guarnieri)

Quando hai iniziato a fotografare?
Le fotografie hanno sempre accompagnato la mia vita fin da piccolo. Ma il giorno esatto in cui ho deciso seriamente di prendere in mano una macchina fotografica è stato il 22 ottobre 2003. È il giorno in cui ho comprato il mio primo ingranditore subito dopo aver trovato per caso una vecchia Rolleiflex nella soffitta di un mio amico.

Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
Mmm... non so se esista una parola che descriva un "miogenere", diciamo che amo la fotografia di finzione. Sicuramente questo modo di vedere la fotografia mi è dato dal mio amore per il cinema... non sono un ritrattista e mal sopporto i vari generi come lo street, il glamour, il paesaggio ecc... Sono generi interessanti e affascinanti ma lontani dal mio occhio. Sono troppo egocentrico per fotografare qualcosa di esterno a me. Tutto quello che fotografo deve essere mio al 99% (il restante lo lascio al caso). La fotografia di finzione mi permette di fare questo, di mischiare gli elementi che più mi piacciono, nuove idee unite a vecchi ricordi, elementi narrativi con elementi surreali, ecc..

Hai fatto qualche corso di fotografia?
No, solamente tante e tante prove, tanti errori; probabilmente il modo migliore per imparare sarebbe stato fare l’assistente, ma ho iniziato in età troppo avanzata. Una volta ho anche partecipato ad un workshop ma è stata un esperienza tragica.

Quali sono i fotografi del passato e del presente che più apprezzi?
Beh, dire Helmut Newton pare scontato, sono orgogliosamente uno Newtoniano convinto. Poi ultimamente sto approfondendo la conoscenza di vecchi classici, ma in linea generale la mia cultura visiva è molto più legata agli autori del cinema che a quelli della fotografia.

Nelle tue foto si respira aria da cinema "noir" anni '50: omicidi, corpi spogliati, scene di abbandono, con inquadrature cinematografiche e un'attenta ricerca del particolare, tutto rigorosamente in bianco e nero. Raccontaci come nascono i tuoi "piccoli film"...
Nascono cosi... da soli... poi però vanno alimentati e fatti crescere con ricerche e studi sulla materia. Quando mi viene un’idea buona solitamente mi annoto tutto quello che mi viene in mente, poi mi prendo il mio tempo e comincio a cercare materiale che mi possa avvicinare il più possibile al tema che voglio affrontare. Solo quando mi sento abbastanza pronto comincio a buttar giù gli schizzi per le foto e poi successivamente scatto... ma è la parte più facile e veloce.




Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando?
Principalmente scatto ancora con la mia prima macchina, una Rolleiflex biottica del ‘73. A volte utilizzo anche una Hasselblad 500 c/m. Possiedo anche una Nikkormatt con vari obbiettivi e una Polaroid 100 EE, ma le uso molto raramente. Per quanto riguarda le pellicole sono molto affezionato alla Hp5 dell’ILFORD ma uso spesso anche la Trix per il B/N, mentre per il colore sto passando alla negativa dopo aver iniziato con le DIA. Non effettuo post produzione se non quella tipica da camera oscura (mascherature, bruciature, etc...).

Qual è lo scatto al quale sei particolarmente legato?
Non penso ce ne sia uno particolare, diciamo che mi affeziono sempre all’ultimo scatto e rapidamente me ne annoio. Forse gli scatti a cui sono più legati sono quelli personali che non intendo per il momento rendere pubblici.
Tra i vecchi lavori invece c’è questa foto che ho realizzato per un concorso anni fa e ancora oggi, se non fosse mia, penso che la attribuirei ad uno bravo.


Quali sono i tuoi progetti attuali e quali quelli per il futuro?
In questo periodo sono stato molto impegnato con delle esposizioni collettive, una a Cagliari assieme a pittori e artisti di tutti i generi, e proprio in questi giorni sono assieme ad altri fotografi alla galleria PhoTO35 di Torino per un'esposizione sul nudo. Il futuro forse riserverà altre esposizioni prima dell’estate. Sto poi portando avanti, da più di un anno, un progetto molto ampio in onore della città di Torino.

Hai mai esposto le tue immagini in mostre fotografiche personali o collettive?
Si, diciamo che quasi subito ho avuto la fortuna di poter esporre in vari posti, inizialmente con collettive, poi grazie ad un progetto personale ("crime scene – do not cross") ho esposto in vari locali e gallerie in giro per l’Italia.

Hai mai avuto riconoscimenti in concorsi fotografici o pubblicazioni delle tue foto su libri o riviste?
Inizialmente i primi riconoscimenti sono stati per i concorsi vinti così come le prime pubblicazioni. Poi ho anche collaborato con alcune riviste sia on-line che cartacee per servizi di moda e altre foto di ricerca.

Quanto tempo dedichi alla fotografia?
Fisicamente tutto il tempo che riesco... di testa invece molto di più, ogni momento è buono per avere un'idea, per non parlare del tempo che si impiega a imparare tecniche nuove sia in fase di ripresa che in camera oscura.

Raccontaci un episodio curioso o simpatico durante una sessione fotografica.
Di episodi ce ne sono ogni volta che si scatta. Ultimamente dovevo fare una foto per un’importante mostra a Cagliari sul tema dell’abbandono; l’idea iniziale era una citazione di un testo teatrale di Samuel Beckett e prevedeva una modella seduta sopra una vecchia sedia a dondolo in mezzo ad un piccolo stagno ghiacciato. Purtroppo appena la modella ha messo il tacco sul ghiaccio questo si è distrutto in mille pezzi... costringendomi a cambiare la mia idea iniziale (per fortuna la modella è rimasta illesa e asciutta).

Con la foto "Undicisettembre" hai suscitato molte polemiche, soprattutto da parte del pubblico americano; ci dici qualcosa di più su questa immagine?


La foto in questione nasce per un progetto ben definito: si trattava di una collaborazione con un gruppo artistico denominato "S.P.A." che univa artisti italiani non sotto regole nel campo dello stile ma in quello del messaggio. Si voleva raccontare con messaggi provocatori pensieri personali su fatti di cronaca e di attualità. Inizialmente il progetto mi aveva interessato e avevo pensato di produrre questa immagine per le loro esposizioni. Capisco che l'immagine in sé sia di fortissimo impatto e sapevo che facilmente ci sarebbero state critiche, ma il mio intento era diverso. Io volevo solo rappresentare il mio pensiero non tanto sulla tragedia dell'11 settembre, ma più che altro su come la verità sia stata nascosta da più parti (poteri forti, i media, ecc...) tant'è che ancora ad anni di distanza restano in piedi le tesi più disparate; questo conferma la mia tesi che la verità inconfutabile nessuno di noi la sa e forse non la saprà mai...

Quando rivedi i tuoi vecchi scatti cosa pensi?
Penso che quella regola: "scarta senza pietà le foto che non ti convincono ma non buttare mai via i negativi" sia da seguire alla lettera. A qualche anno di distanza si scopre che uno scatto apparentemente sbagliato è in realtà fonte di nuove ispirazioni.

Dove sono pubblicate, sul web, le tue foto?
Oramai sono un po’ ovunque, il bello di internet è anche questo: dopo che hai messo in rete una foto non sai più dove finirà. In linea generale le foto le inserisco ora solo sul mio sito www.tommy-retro.com

Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.
Dipende, ognuno ha la propria strada, i propri gusti e non esistono consigli buoni per tutti. Sicuramente il miglior consiglio che posso dare è quello di studiare, vedere, appassionarsi a qualsiasi cosa che si abbia intorno, anche e soprattutto al di fuori del mondo della fotografia. Una visione più ampia porta inevitabilmente ad una maggiore completezza, indispensabile per produrre ottime immagini.









Fotografie: © Tommy Retrò

Chi ti senti di ringraziare per la tua carriera?
Come sempre ci tengo a ringraziare Maurizio Rebuzzini che mi ha dato, con i suoi modi, la prima spinta nella direzione giusta... Inoltre vorrei ringraziare il famoso e famigerato fotografo Settimio Benedusi per avermi dedicato un po’ di tempo raccontandomi e spiegandomi le basi della fotografia di moda in Italia. Infine ringrazio il futuro prossimo regista Fritz Frasborski: non fosse stato per lui non avrei mai iniziato a fotografare.

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