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Informo che la pubblicazione di nuove interviste è al momento sospesa a causa del poco tempo a disposizione per seguire il blog come meriterebbe, mi dispiace...
Invito comunque gli utenti a navigare sulle pagine alla ricerca di interessanti interviste, ad esempio questa (postuma) a Mario Giacomelli.

Mi scuso per l'inconveniente con gli affezionati lettori e (spero) a presto!
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mercoledì 20 dicembre 2017

"Fotografi nel Web" speciale #100: Mario Giacomelli

[L'intervista è stata pubblicata originariamente in data 22/12/2009]


"Fotografi nel Web" pubblica oggi la centesima intervista, un bel traguardo...
E per celebrare l'evento affianca ai 99 nomi di fotoamatori che hanno preceduto questa uscita, il nome di un fotografo che non ha bisogno di presentazioni: Mario Giacomelli.
Un'intervista impossibile resa possibile grazie a Simone Giacomelli, che ha risposto alle domande con lo spirito amatoriale che ha sempre contraddistinto il padre e, soprattutto, con le parole che egli avrebbe usato; come ci si è arrivati lo potete leggere qua.

Quando si intervista un personaggio importante si cercano anche domande "importanti": io ho scelto di fare al grande Mario le stesse semplici, banali domandine che ho fatto in passato a tutti gli altri fotoamatori...

Ringrazio sentitamente Simone, così come ringrazio Simona Guerra, nipote di Mario e autrice di due testi su di lui tra cui "Mario Giacomelli. La mia vita intera" (Bruno Mondadori, 2008), per il pensiero che aprirà l'intervista.

Non mi resta che augurarvi buona lettura e... appuntamento alle prossime interviste!

100 di questi giorni!

Questo è l’augurio che generalmente usiamo nelle grandi feste, per i matrimoni, per ciò che nella vita ci piace e vorremmo seguitasse a ripetersi.
Oggi "Fotografi nel Web" compie i suoi primi "100 fotografi raccontati". Il numero raggiunto, significativo, dimostra come la trama del tessuto della Fotografia sia quanto mai spessa.

Colpisce come Libero abbia pensato, per la sua centesima intervista, di fare qualcosa di più (anche se potremmo dire tranquillamente che si tratta di qualcosa di impossibile!); ha deciso di dare spazio e di porre le canoniche domande a uno dei più grandi fotografi del '900 ovvero a Mario Giacomelli.
L'impossibilità è data dal fatto che Mario c'ha lasciato nel 2000, mentre la genialità e la fantasia la trovo nella richiesta che Libero ha fatto a suo figlio, Simone Giacomelli, di rispondere per lui.

Nel 2008, è stato pubblicato dall'editore Adelphi e per mano di Giorgio Manganelli, un volumetto davvero interessante; si tratta di "Le interviste impossibili", un testo in cui il grande scrittore e critico si intrattiene con - per fare solo qualche nome - il signor Giacomo Casanova, Charles Dickens, Nostradamus, Marco Polo ed altri grandi in 12 colloqui davvero divertenti.

Ora, quella impossibile a Mario Giacomelli, sarà un’intervista con una punta di amaro nei confronti dell’Uomo - avendo conosciuto di persona l'intervistato - ma l’incontro avrà però il pregio di rendere più vicini a lui i 99 fotografi che lo hanno preceduto; fotografi che forse non raggiungeranno - non tutti - le grandi cime della fotografia, o che non pianteranno un tricolore sulla punta dell’Everest (come ha fatto Giacomelli) ma che hanno in comune con Mario il fatto di aver tutti goduto e sofferto con la fotografia, ognuno a suo modo, ognuno con qualcosa di personale da dire.

"Fotografi nel Web"... un titolo che – se legato a Giacomelli – mi fa sorridere ricordando un giorno in cui, un noto direttore di un museo di San Diego, mi chiese, in presenza di Mario, di tradurgli in italiano la sua richiesta di avere il suo indirizzo di posta elettronica.
Io dissi "Guardi, le risponderà che non ce l’ha, l'indirizzo!". Il grande direttore replicò serio "Se mi risponde che non ce l’ha perché non vuole darmelo, non mi offrendo".
Povero direttore... non sapeva che Mario Giacomelli odiava con tutte le sue forze ogni cosa che avesse a che fare con un computer.
Simona Guerra





Mario Giacomelli: chi è?
Fotografo per professione, per passione o quale altra definizione ti si addice di più?
Sono un tipografo che il fine settimana usa la macchina fotografica e fino a qualche anno fa, tutti i giorni dopo cena, godevo del silenzio delle mie idee di fronte ai miei occhi, immagini di un linguaggio che ancora gli addetti ai lavori stentano a capire, ma sarei presuntuoso se pensassi di essere sempre capito dagli altri e citando me stesso: sono un viaggiatore di sensazioni in terre sconosciute, dove tutto va interpretato.

Quando hai iniziato a fotografare?
Io fotografo da sempre, da quando la mia testa pensa, i miei occhi vedono e le mie labbra tremano ad aprirsi. Ora è diverso, le mie labbra serrate sono il ricordo di un ultimo saluto. Se preferisci puoi scrivere che fotografo da quando mi sono fidanzato con Anna, mia moglie, oppure dalla vigilia del Natale del 1953, cosa vuoi che importi. Ti posso dire perché fotografo; io dipingevo, ma se il quadro non lo finivo lo stesso giorno non ero contento, perché il giorno dopo non sarei stato lo stesso, non avrei usato gli stessi colori, gli stessi segni e per le poesie era la stessa cosa; per questo quando ho incontrato la fotografia l’ho amata, non pensavo più ai giorni, ma tutto il tempo del mondo in un solo momento. Sembra strano, avevo risolto un problema con il mio tempo personale, per crearne un altro più grave con il tempo come flusso eterno.Da qui è cambiato del tutto il mio modo di usare la macchina fotografica, potrei usare le parole di mio figlio, Simone, e dire che da quel momento ho iniziato ad essere un non-fotografo. Quindi non più le facce di amici e parenti, ma il conflitto che mostra il mio essere tragico e in cui lo spettatore si riconosce e riconosce la catastrofe umana, che poi è il conflitto che si instaura tra il dramma personale e l'orgasmo che la bellezza della vita ci regala ad ogni risveglio.

Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
Cosa vuol dire "genere", io ho sempre fotografato me stesso, non la mia forma, ma le mie idee, i miei pensieri. Io faccio reportage, ma d’una realtà aggiunta alla realtà di tutti; io taglio, maschero, sbaglio per ottenere quello che voglio, io fotografo il corpo rigonfio di veleni, amputato sfruttato e abbandonato dall'uomo, fatto di terra e di mare e della stessa materia del nostro dolore. Non credo sia importante il genere ma avere qualcosa da dire; io per dirlo ho sacrificato tutto, non ho giocato coi miei figli, non ho mai fatto le ferie, non ho mai riposato. Non so come si chiama questo "genere", ho tolto tutto me stesso agli altri, per restituirmi a loro ora, come presenza senza luogo in un silenzio eterno, tutto da vivere per conoscere e forse conoscermi.

Hai fatto qualche corso di fotografia?
Non ho mai fatto corsi di fotografia, tanti concorsi, tutti, e ho studiato tanto, notti intere, poi ho avuto la fortuna di avere un amico come Ferruccio (Ferroni, n.d.a.) che mi ha insegnato la sua tecnica e prima ancora ho conosciuto quell'uomo straordinario che è stato Cavalli, Giuseppe Cavalli, da cui non ho imparato a fotografare, come molti credono, ma a riconoscere la bellezza essenziale, le poche cose veramente importanti. Da lui ho imparato a reagire al male d'una vita sempre uguale. I miei corsi sono stati gli amici che ho avuto, i corridoi dell'ospizio, le strade di Lourdes, il mattatoio del mio paese e soprattutto me stesso.
Quali sono i fotografi del passato e del presente che più apprezzi?
I fotografi che più apprezzo? Io capisco molto di più la pittura, il periodo nero di Goya, Burri, Picasso, Tapies...... non ho mai comprato né libri fotografici né opere fotografiche. Anche con i miei amici fotografi parlo poco di fotografia, al telefono o le poche volte che ci vediamo, hoops, scusate ogni tanto dimentico di essere “nel flusso della creazione”... vi ricordate Caroline Branson? Stavo dicendo? Ah si, quando vedevo o sentivo i miei amici preferivo parlare di libertà, di quanto abbiamo goduto o sofferto, parlavamo dei sapori, dei profumi, di quant'è bella Venezia a mezzanotte, delle donne. Qualche volta dai posti dove esponevo mi mandavano dei libri fatti da fotografi e in tutti c'era qualcosa di buono e qualcosa meno buono. Devo dire che stimo molto Cartier-Bresson, Boubat, Kertèz, Bill Brandt.
Tra i giovani mi piacciono quelli che non ubbidiscono ai critici e alla moda, che sanno di avere dentro di sé qualcosa che appartiene al mondo e cercheranno sempre di donarlo pur sapendo che potrebbero non ottenere nulla in cambio. Mi piacciono i giovani che fotografano l'attimo non per imbalsamare la realtà, ma per mostrare che alla realtà bisogna aggiungere la propria di realtà, al visibile dobbiamo aggiungere l’invisibile e cancellare l’inutile, il banale, il superfluo. Quello che fotograferemo sarà interessante se noi e quelli che guarderanno saremo interessanti.

Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando?
Ho usato sempre la stessa macchina... no, ho cominciato a fotografare con una Comet Bencini S con il sincro-flash, poi un giorno parlando con Vender mi feci consigliare una macchina per il grande formato. Andai a Milano a comprare una macchina fotografica da contadino, pesante e umile a cui feci togliere quello che non mi serviva e più tardi la feci modificare ancora per ottenere un fotogramma in più, una Kobell Press a cui misi un obiettivo Voigtlander Color Heliar. Certo in vita non mi sarei ricordato tutte queste cose! Per alcune nature morte e soprattutto per il Taglio dell'Albero ho usato la Mamiya C, ma la Kobell l'ho amata come una donna, sentivo la sua gelosia, per questo ho nascosto la Mamiya, per non far soffrire l’altra. Non ho mai dato importanza all’attrezzatura, non ho mai avuto bisogno dell’ultimo modello, per quello che volevo fare io l’importante era la testa.
Ora finalmente non uso più niente, nessun prolungamento, ora sono le mie immagini a fotografare voi e in ogni parte del mondo le persone pensano che quelle foto le abbia fatte espressamente per ognuno di loro e vivono e abitano le mie immagini, da loro nasceranno altre immagini, diverse dalle mie, ma in cui sopravvivranno tracce del mio percorso, invisibili. Mi viene da pensare che attualmente, la mia attrezzatura siate voi.

Quali sono gli scatti ai quali sei particolarmente legato?
Non ci sono fotografie, tra le mie, che preferisco; una volta pensavo, come tanti, che le foto migliori fossero quelle non fatte, oppure quelle dell’Ospizio, poi ho fatto i pretini e c’era una foto piccolissima che non ho mai stampato nel formato 30x40, ma ho conservato come preziosa evidenza del senso che davo all’intera serie "Io non ho mani che mi accarezzino il volto" dove un bambino disperato e in lacrime stava in piedi di fianco al padre impassibile, un padre livido in volto e con le mani grosse abituate a vangare e zappare, con un abito povero, perché poveri erano coloro che mandavano i propri figli in Seminario a studiare. In quel momento ho visto il tempo, la vita, passare indifferente al nostro dolore, al sacrificio dell’uomo per tutto quello che il bianco divora, cancella, che dobbiamo lasciare per procedere verso il nero, soli, verso la sofferenza, la vecchiaia e la morte. Oggi posso permettermi di dire con certezza che la mia vita è stata un susseguirsi di respiri di cui non ne sacrificherei neppure uno, così è per le foto.







Quali sono i tuoi progetti attuali e quali quelli per il futuro?
Passato, presente, futuro, il tempo, quel flusso traumatico che ho cercato, temuto, odiato e rispettato in ugual maniera, che mi ha fatto gridare "Perché" e muovere il dito ad ogni scatto fotografico, insomma, di fronte alla mia vita, progetto unico dell’esistenza, attuale dalla nascita alla morte, io non ho sorrisi né rimpianti, perché ora ho davanti a me l’Eterno, la pura essenza del tutto, la sola Verità, che come le mie immagini non posso raccontarvi. I miei progetti futuri sono le immagini che ho lasciato tra di voi, esse vivono, perché sono vita e si mischieranno alla vostra vita, da cui, spero, ne nascerà di nuova. Non voglio essere copiato e fotograficamente non posso avere discepoli o allievi, se volete potete imitarmi, ma le mie opere sono le mie idee, chi le copia le uccide non permettendogli di crescere.
Hai mai esposto le tue immagini in mostre fotografiche personali o collettive?Le mie immagini sono ovunque, dalla cantina dei senigalliesi, ai più importanti musei del mondo, fino alle impenetrabili collezioni di alcuni privati. Quello che era il mio sogno: che ognuno potesse avere nella propria casa almeno una mia foto, ora è impossibile da realizzare; da quando sono morto, chi aveva una mia foto in casa si è affrettato a venderla.

Hai mai avuto riconoscimenti in concorsi fotografici o pubblicazioni delle tue foto su libri o riviste?
Di riconoscimenti ne ho avuti tanti, su riviste, cataloghi, quotidiani, enciclopedie, ma anche stroncature. Ho incontrato chi mi ha voluto bene e mi ha rimproverato severamente quando l’ha ritenuto giusto e a questi io do la mia stima. Ho dovuto imparare che il riconoscimento e il suo contrario sono stimoli vitali, quando in gioco mettiamo non la cronaca o l’istantanea, ma noi stessi e la nostra fragile anima in un gioco crudele che sopravvivrà a noi stessi. Per questo bisogna pretendere onestà e verità al di la dei giochi di potere politici ed economici.
Quanto tempo dedichi alla fotografia?
Alla fotografia, come ho già detto prima, ho sacrificato tutto il mio tempo libero, il sabato pomeriggio, la domenica, le feste ed ogni giorno dopo cena.

Raccontaci qualche episodio curioso o simpatico legato alla tua esperienza.
In quello che ho fatto e che quindi ho vissuto c’è poco di divertente, perché ce n’è poco in me. Sono più le volte che ho pianto di quelle che ho riso, ma ogni volta che ho trattenuto il respiro, per dipingere o scattare una fotografia ho goduto un orgasmo senza aneddoti. E’ vero che ho incontrato gente simpatica, che mi ha insegnato molto, i contadini della nostra campagna, la gente del Sud, in Abruzzo e in Calabria. Anche se in Calabria hanno fatto la fattura alla mia macchina fotografica. Si era bloccata, si rifiutava di fare altre foto. Poi alcuni ragazzi musicisti mi hanno accompagnato da una signora che ha iniziato a pregare, a borbottare e a sbadigliare, pregava e sbadigliava e alla fine ho provato a farle una foto e la mia Kobell ha ripreso a funzionare. E poi dimmi se non meritano affetto anche le macchine...
Quando rivedi i tuoi vecchi scatti cosa pensi?
Quando rivedo i miei scatti, quelli più vecchi, penso, pensavo, soltanto a farne di nuovi, non ho nostalgia, per me il tempo è degno d’amore e odio in eguale misura. L’unica cosa che mi viene in mente è che ho continuamente modificato la stampa delle mie immagini più conosciute, così come cambiavano certe cose in me. Adesso che mi ci fai pensare ogni tanto torno, tornavo, a guardare le mie foto, che non voglio chiamare vecchie, perché non hanno data, infatti se vi capita di guardare le stampe dello stesso soggetto fatte nella stessa giornata dietro riporteranno date diverse tra di loro, a volte le inventavo, perché nelle mie foto il tempo è in movimento grazie a chi osserva. Certo se guardi le foto di un tempo e quelle di oggi, cioè le ultime, vedrai che della forma mi interesso meno, forse non mi ponevo più nemmeno il problema di forma e contenuto e se guardo le foto già fatte, non guardo il 30x40, ma il negativo e il provino che tengo insieme, che non è a contatto.
Dove sono pubblicate, sul web, le tue foto?
Che cos’è il UEB?

Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.
A chi si avvicina al mondo della fotografia dico soltanto: scegli, o continui ad avvicinarti per tutta la vita e allora è meglio coltivare gerani, oppure buttati, ubriacati, godi, soffri, sbaglia, bisogna sbagliare, entra nell’immagine che vorresti prima ancora di scattarla, vedi se puoi viverci e sopravvivere a quello che si muove intorno, non fare fotocopie, fai poesia di carne di terra della materia di cui tutti siamo fatti allo stesso modo. Dovete scuotere gli uomini e le donne intorpiditi da immagini malate che subiscono ogni giorno, che li riducono a schiavi felici, a gonfi sbruffoni che si chiamano artisti da soli. Ragazzi non fate come quei pelagalline che si fanno proclamare Grandi da critici compiacenti e che non sanno da dove venga la grandezza e cosa voglia dire grandezza, questo già lo dissi a un amico, penso che la grandezza venga da molto lontano, da là dove nessuno ti conosce e aggiungo che prima di tutto la grandezza nasce dentro di noi, quando capiremo di non aver mai capito niente.







Fotografie: © Mario Giacomelli


Vuoi concludere con un saluto o un ringraziamento?
Io voglio ringraziare per la vita che mi è stata data e mi è stata tolta, per la povertà conosciuta, per tutti quelli che ho incontrato. Ringrazio mio padre per aver fatto l’ortolano e mia madre perché era lavandaia; ringrazio, anche se sembra una bestemmia, per la guerra che ho vissuto, da cui sono scappato, per il dolore datomi, per la paura vera. Ringrazio mia moglie per avermi voluto, pur sapendo tutto di me, per avermi voluto bene e ringrazio i miei figli, che spero abbiano capito che i miei abbracci erano altri.
Ringrazio te Libero, che ti chiami come mia madre, che mi tieni tra i tuoi ricordi e che sei tra quelli che mi fa sopravvivere al tempo maledetto.
E una preghiera per quelli che non si fanno gli affari loro e vogliono studiarmi: io non sono un fotografo da manuale, i vari metodi scientifici mi urtavano prima e mi urtano ora, se non sapete amarmi non fatevene una colpa e passate ad altro, oppure contradditemi... io l’ho sempre fatto.






Si ringraziano:

Simone Giacomelli
Direttore "Foto&Repertorio MG"
Via Piave 23 - 60019 Senigallia (AN)
www.mariogiacomelli.it


[foto © Anna Maria Rossolini]





Simona Guerra
Consulente Archivi Fotografici
Bologna - Senigallia (AN)
www.simonaguerra.com

[foto © Antonio D'Ambrosio]




Leggi l'intervista anche su: Dentro al Replay

giovedì 11 aprile 2013

Fotografi nel web #179: Simone Sapienza



Simone Sapienza: chi è?
Simone era un giovane fotoamatore 20enne studente di Ingegneria, dedito alla fotografia tra un esame e l'altro; adesso è sempre un giovane fotoamatore 22enne, ma dedito allo studio tra un reportage e l'altro. Leggo la biografia di Paolo Pellegrin ogni giorno e mi tenta fortemente: "Studiavo a Roma, architettura alla Sapienza, ero al terzo anno, ma non ero convinto, così ho deciso di cercare la mia strada altrove. E la fotografia mi interessava, da sempre."
(foto del profilo: © Simone Raeli)

Quando hai iniziato a fotografare?
Non c'è un tempo preciso. Di sicuro posso dire di aver comprato una reflex nel 2009. Ma è solo un dato statistico: già fotografavo prima, o forse devo persino ancora cominciare. Dipende dai punti di vista della parola 'fotografia'.

Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
Si inizia quasi sempre con i paesaggi della mia Sicilia, alle stradine di Ortigia, alla ragazza, per poi cominciare a fare delle foto alle amiche e alle amiche delle amiche. Finito di giocare, scopri pian piano il genere per il quale sei portato sia fotograficamente che umanamente. Ed io l'ho ritrovato nel reportage, sperando possa evolversi in fotogiornalismo, affiancando testi ed interviste. E magari dei brevi video, piccoli trailer del lavoro fotografico.

Hai fatto qualche corso di fotografia?
Ho fatto un corso base dopo un anno da autodidatta, presso l'ACAF di Catania. Un buon modo per consolidare quanto appreso autonomamente, per fare nuove amicizie, per confrontarsi.

Quali sono i fotografi del passato e del presente che più apprezzi?
Iniziando con il reportage religioso, mi sono appassionato alle foto di Ferdinando Scianna. Poi mi hanno affascinato moltissimo Ara Guler (l'HCB della Turchia!), Tano D'Amico (che definirei fotogiornalista romantico) e Koudelka. La lista sarebbe veramente infinita. Ultimamente sto approfondendo moltissimo il colore degli americani, Alec Soth su tutti, figlio dello stile di Eggleston e Shore. Ho piacere anche di citare anche alcuni giovani come Pietro Masturzo, Gianni Cipriano, Roberto Boccaccino, i collettivi fotografici frameOff e Terra Project. E' bene valorizzare questi giovani, secondo me. Mi scuso per quanti dimenticati, anche qui lista infinita.

Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando?
Ho cominciato con una Canon 400D che ho sfruttato fino all'osso sino alla fine del 2012, associandovi un parco ottiche formato pian piano da fisheye 8mm, 17-50mm f2.8, 24-105mm f4, 70-200mm f4. Dal 2013 ho rivoluzionato tutto ed adesso utilizzo Fuji XE-1 con 18-55mm f2.8-4 e una Canon 5D Mark II con 28-75mm f2.8, cercando di estendere -risparmi permettendo- il parco ottiche dei due sistemi, a secondo dei diversi utilizzi.

Qual è lo scatto al quale sei particolarmente legato?
Gli scatti realizzati durante la Processione dei Misteri di Trapani, il cui portfolio mi è valso il 1° premio al concorso portfolio ad un'importante manifestazione fotografica come il 1° Ragusa Foto Festival, sotto direzione artistica di Maurizio Garofalo. Una vittoria del tutto inaspettata. Questo trittico è stato inoltre esposto alla Mostra di Fotografia Sicilia Contemporanea, in occasione del festival Nuove Impressioni 2012 ad Alcamo (Trapani).


Quali sono i tuoi progetti attuali e quali quelli per il futuro?
Ho intenzione di svincolarmi dai reportage religiosi, cercando delle storie qui in Sicilia su varie tematiche, principalmente di natura sociale. Nel frattempo sto realizzando l'editing delle foto del distretto di Fatih ad Istanbul, dove già andai più di un anno fa. Nel primo reportage raccontai Fatih più dal punto di vista 'street'. Questa volta ho cercato di prediligere ritratti ambientati all'interno dei loro luoghi quotidiani, anche se non è stato facile per via di cultura e lingue diverse, in un ristretto tempo a disposizione. Un distretto che mi ha affascinato, ancora fuori dal tempo, e che rappresenta simbolicamente il lato decisamente conservatore della politica interna turca di Erdogan. Infine, sto valutando l'ipotesi di investire sulla mia passione fotogiornalistica, Newport (Wales) ed Aarhus (Danimarca) sono le più accreditate in Europa, ma accedervi non è semplice.

Hai mai esposto le tue immagini in mostre fotografiche personali o collettive?
Ho partecipato a circa venti collettive fotografiche, distribuite maggiormente tra Catania e Siracusa, ma esponendo anche a Trieste, Cracovia, Colombia. Con soddisfazione sono stato invitato anche ad esporre alla mostra "Sicilia Fotografia Contemporanea", organizzata nell'ambito del festival Nuove Impressioni 2012 ad Alcamo (Trapani). Ho realizzato anche due mostre bipersonali su Istanbul in collaborazione con Simone Raeli: "Istanbul Cami" sulle moschee, e "Strade di Fatih", sull'omonimo quartiere di Istanbul. Prossimamente una mia mostra sarà allestita in occasione del 2° Ragusa Foto Festival.

Hai mai avuto riconoscimenti in concorsi fotografici o pubblicazioni delle tue foto su libri o riviste?
Come già detto, ho vinto il 1° Ragusa Foto Festival per il miglior portfolio; ho ricevuto il 1° premio al Gran Premio della Fotografia Italiana 2011 per la sezione Talenti Emergenti - Editoria; nel 2011 3° posto al concorso internazionale 'Your Take' indetto dal 'The Economist' su una tematica di natura sociale. Le segnalazioni nei concorsi 'Urban Street' indetti da DotArt nel 2011 e 2012 sono valse l'esposizione in collettive fotografiche all'estero (Cracovia e Colombia) e la presenza di una mia foto tra le dodici del calendario 2013 'DotArt'. Nel 2010 una mia foto è stata pubblicata su Focus (Mondadori) in quanto classificatasi tra le prime dieci del concorso 'Vacanze' indetto dal magazine stesso. Nel 2011 è stato pubblicato da Grafica Saturnia il calendario 'Sicilia Bedda' con dodici miei scatti.

Quanto tempo dedichi alla fotografia?
Ormai è il pane quotidiano. Oltre allo scattare fotografie in sè, sfrutto tanto tempo per l'editing, il sito web, vedere lavori di altri fotografi, confrontarmi con amici con la stessa passione, leggere libri. O semplicemente andando in giro tagliando frame immaginari con gli occhi. Intanto i libri di Ingegneria continuano a guardarmi.

Raccontaci un episodio curioso o simpatico legato alla tua esperienza.
Durante il secondo viaggio ad Istanbul, sono andato alla ricerca di quei negozianti di Fatih a cui avevo scattato delle foto più di un anno prima, per regar loro le stampe di quegli scatti. Trovarli tutti non è stato facile, il quartiere è veramente dispersivo, ma in quei casi positivi vederli cosi gratificati è stata una grande emozione. Sempre ad Istanbul, il numero di cay (tè) offerti è inquantificabile!

Quando rivedi i tuoi vecchi scatti cosa pensi?
Penso che i primi anni in cui si fotografa sono quelli in cui si cresce maggiormente. E penso che devo sempre ringraziare le batoste costruttive prese nelle letture portfolio: riescono a farti distaccare dall'emotività delle tue immagini e capire veramente cosa non va, non tanto qualitativamente sulle singole foto, ma quanto a narrazione d'insieme. Anche la post-produzione e la relativa cura dei dettagli è cambiata notevolmente. Adesso conto fino a dieci prima di chiudere i neri nel bianconero.

Dove sono pubblicate, sul web, le tue foto?
Ho un sito di riferimento (www.simonesapienza.com), ma oggi lo strumento di condivisione più veloce ed aggiornato è il social network. Trovate miei scatti anche su Micromosso e 500px.

Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.
Mi viene difficile visto che sono ancora un neofita di questo mondo e sono ancora nella fase di chi di quei pensieri ancora ne ha bisogno. Posso comunque consigliare di divertirsi, se non c'è passione alla base di tutto, diventano solo belle immagini e non fotografie. Potreste riuscire al più a trasmettere l'emozione di ciò che è fotografato, ma magari non la vostra. Siccome possono sembrare solo belle parole campate in aria, passando ai fatti posso consigliare di iniziare da autodidatta (Internet!) e solo dopo frequentare un corso base per consolidare le conoscenze. Ma soprattutto non isolatevi, frequentate un'associazione fotografica, fate uscite, condividete e confrontatevi, senza buttarvi giù dopo le critiche dei più esperti nè tanto meno esaltarvi per i troppi 'Mi Piace' su Facebook. Altrimenti fotograferemmo tutti bambini, gatti, tramonti e belle donne. Infine: siate umili, ma lasciatevi un pizzico di presunzione. Siate aperti mentalmente per ascoltare i consigli di tutti, ma siate ancora più aperti per ascoltare il vostro istinto. Meglio dieci capolavori e dieci schifezze, piuttosto che venti immagini carine che piacciono mediamente.

Fotografie: © Simone Sapienza

Vuoi concludere con un saluto o un ringraziamento?
Un ringraziamento ad Alessadro, Fabio, Simone 1 e Simone 2, che - SARCASTICAMENTE - insieme a Simone 3 formano i famosissimi (!!!) "Cinque migliori fotografi della Regione"! Più che altro ci divertiamo e ci prendiamo in giro! Un saluto anche ad Alessandro e Michele, con cui ci facciamo più risate che fotografie in quel di Siracusa. Mi permetto di lanciare un'appello sociale alle aziende produttrici di borse: realizzatene una apposita per Alessandro Romeo! 

Le interviste ai "Fotografi nel Web" sono una rubrica del blog: Dentro al Replay

martedì 26 marzo 2013

Fotografi nel web #178: Kasco ph (Marco Testaquatra)




Kasco ph (Marco Testaquatra) : chi è?
Se qualcuno lo sa mi informi perfavore!! A quasi 40 anni non ho ancora piena coscienza di me. eheheh! Artista, fotografo, amatore, non saprei. Prima di tutto sono una persona. Di sicuro posso dire cosa non sono: un uomo che non si fa domande o che si accontenta delle risposte, ma essendo qui a parlare di fotografia, sono solo uno che cerca, e la fotografia mi aiuta molto. E' terapeutica.  
Mi viene sempre in mente la fotografia di Margaret Bourke-White sul Chrysler Building intenta ad osservare lo skyline prima di fotografare, non che mi paragoni a lei. 

Quando hai iniziato a fotografare?
A dire il vero ho cominciato a premere il tasto di scatto in fase adolescenziale, ero curioso di capire la prospettiva degli altri che mi vedevano, e così ho scoperto l'autoscatto (Uno nessuno, centomila?). Al tempo stesso ero attratto inconsapevolmente da tutto ciò che era estetico, grafico ed ai tempi la rivista Max sfornava immagini che appendevo in camera per il gusto di poterle vedere tutti i giorni, per lo più bianco e neri di gente come Avedon & Co. (era il periodo delle vere Top model), ma non ero interessato a "chi" scattava, ancora non me ne curavo, ma a "cosa". Il "come" è storia più recente.

Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
Non saprei, essenzialmente attraverso la fotografia faccio ricerca interiore, quindi non ho un genere principale, cerco ciò che sono, contraddizione ed emozione. Sono attratto dalle persone e dai luoghi che le ospitano, dal modo di interagire, dalle dinamiche comportamentali. Faccio foto agli eventi live perchè lì ho modo di assistere a tutto ciò e perchè la musica mi smuove l'EMOZIONE, e per lo stesso motivo lo faccio alle serate burlesque della Voodoo Deluxe, ed ancor di più nel mondiale Superbike e nel cross dove il mio essere "motociclista fino all'osso" si può esprimere anche senza la manetta!!

Hai fatto qualche corso di fotografia?
Ancora no, ma ne avrei bisogno. Studio da autodidatta grazie ad internet e sono fortunato di poter chiedere consiglio ad alcune persone autorevoli per me.

Quali sono i fotografi del passato e del presente che più apprezzi?
Non vorrei passare per presuntuoso o superficiale, ma sono sempre stato attratto dalle immagini in sè, e la domanda successiva del "chi l'ha fatta?" ho cominciato a pormela molto tardi (troppo!). Direi delle ovvietà citandone alcuni. Ad ogni modo tutti coloro che hanno l'IO al centro dei loro scatti. Reportage in particolare.

Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando?
Da ragazzino quel che capitava fino a rompersi, dall'usa e getta a quella in regalo col Dixan. Dopo una pausa di 10 anni ho ricominciato con le compatte e poi "reflex amore mio" D60. Attualmente sono approdato al porto della Nikon D700. Non sembra, ma ste ragazzine costicchiano!

Quali sono gli scatti ai quali sei particolarmente legato?
Quelli degli altri, ma se devo scegliere tra i miei, quelli dove ho il coraggio di guardarmi dentro.


Non sono legato ai miei scatti per la qualità fotografica, ma per i momenti "speciali" che testimoniano, come il primo scatto fatto nel box Superbike di Ayrton Badovini (pilota Bmw)...


la prima foto "seria" venduta...


...oppure ogni volta che ho il coraggio di ritrarre la mia compagna di vita.


Quali sono i tuoi progetti attuali e quali quelli per il futuro?
Man mano che scatto acquisisco confidenza con il mio voler essere un fotografo, ed avendo le idee più chiare, ultimamente ho messo in cantiere alcuni progetti di reportage per i quali ho steso già uno storyboard. Voglio sempre carpire l'anima delle persone. Togliere le maschere che ci mettiamo e raccogliere il "primo sorriso". Siamo tutti un po' personaggi no? A volte incosapevolmente. La musica live è comunque tra le mie prime scelte per le emozioni che continua a darmi, e tutti gli eventi che vedono le persone cimentarsi in qualcosa di espressivo, mi cattura. Mi piace farmi rapire dalle emozioni, ed è il riscatto la parte più gustosa. Attualmente, comunque, prosegue l'esperienza in coppia con Paolo Zauli chiamata "Life as a Race" dove tentiamo di raccontare l'uomo-pilota alle prese con la sua cavalcatura; l'emozione, l'adrenalina, la caparbietà di un gesto tecnico difficile da imbrigliare con la tecnologia. Contemporaneamente, grazie ai ragazzi di Voodoo Deluxe (agenzia italiana di burlesque), io e Paolo stiamo lavorando ad qualcosa che potrebbe rivelarsi sorprendente. 

Hai mai esposto le tue immagini in mostre fotografiche personali o collettive?
No, mai, o perlomeno non ancora. Sono ancora un principiante. Credo solo ora di cominciare a produrre scatti "guardabili". Comunque al mio ego piacerebbe.
Hai mai avuto riconoscimenti in concorsi fotografici o pubblicazioni delle tue foto su libri o riviste?
Non li sto cercando (non che sia un male farlo), ma mi verrà il coraggio di sottoporre qualche scatto prima o poi. Promesso.

Quanto tempo dedichi alla fotografia?
Con la testa tantissimo. Immagino le situazioni, le luci, le pose, le espressioni e annoto tutto. Mi chiamano "squadrino" ahahah! Nei fatti, tutto il tempo che avanza dal lavoro ufficiale ed alla voglia di stare con la mia compagna.

Raccontaci qualche episodio curioso o simpatico legato alla tua esperienza.
L'episodio al quale sono legato di più è quello che mi ha portato a conoscere un fotografo che oggi è colui che detiene i meriti dei miei progressi, Paolo Zauli. Mi sprona alla sua maniera anche se sono "gnucco". Ascoltavo Virgin Radio e ad un certo punto è stata annunciata l'intervista ad un fotografo italiano di musica live in occasione dell'uscita del suo libro "A.Live". Al termine, corro al pc a cercare tutto di lui e da subito mi imbatto in una serie di immagini cariche di emozione e forza. Proprio quello che tento di carpire anche io, il famoso "momento". "Perchè no?" mi sono detto, l'ho contattato ed ora mi ritrovo coinvolto nei suoi progetti. Sono ancora emozionato e grato.
Il più divertente è stato qualche anno fa, quando andai ad un concerto di Iggy Pop con un amico e, non avendo pass fotografico, ho passato una giornata campale a 42°C senza ombra e poca acqua, in attesa che aprissero i cancelli. Ero posizionato alla transenna e, una volta iniziato il concerto, al 4° brano "shake appeal" la gente si è riversata sul palco. Nel tentativo di proteggere la macchina fotografica, ma soprattutto di non perdere la posizione, ho esaurito le ultime forze e sono svenuto come un pirla ahahah! un vero rocker!!! Per fortuna la security ed il mio amico mi han tirato fuori di lì ed in pochi attimi ho ripreso lucidità a tal punto che, seguito dall'amico preoccupato, per continuare a fotografare dalla pit e far godere lo spettacolo a lui, ho finto di stare ancora male per prendere tempo. Ci hanno sbattuto fuori comunque.

Quando rivedi i tuoi vecchi scatti cosa pensi?
"It's a long way to the top if you wanna rock 'n' roll" (Ac/Dc), ma per fortuna mi guardo raramente indietro perchè se lo faccio "cancello". Mi piace quel che deve venire.

Dove sono pubblicate, sul web, le tue foto?
DeviantArt: http://kascodesign.deviantart.com

Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.
Il caro Libero Api, recentemente, mi ha dato l'occasione di leggere un'intervista impossibile fatta a Mario Giacomelli di cui cito una parte:
"A chi si avvicina al mondo della fotografia dico soltanto: scegli, o continui ad avvicinarti per tutta la vita e allora è meglio coltivare gerani, oppure buttati, ubriacati, godi, soffri, sbaglia, bisogna sbagliare, entra nell’immagine che vorresti prima ancora di scattarla, vedi se puoi viverci e sopravvivere a quello che si muove intorno, non fare fotocopie, fai poesia di carne di terra della materia di cui tutti siamo fatti allo stesso modo."
Ecco, io ci sto ancora pensando e, per mia natura mi sto arrovellando. Sono l'ultima persona a poter dare consigli, ma se mi chiedete se fare fotografia mi fa star bene, allora si. PROVATECI.


Fotografie: © Kasco ph

Vuoi concludere con un saluto o un ringraziamento?
Ringrazio Federica, la MUSA del mio romanzo. Perdonatemi, ma devo dirlo: la donna più ROCK che ci sia.
Ringrazio Paolo Zauli per la sua introversa estroversione e per l'infinita pazienza. Guardate i suoi lavori.
Ringrazio Libero Api che oltre ad avermi coinvolto in questa mia PRIMA intervista, mi ha dato modo di osservare quanto sia importante essere anche impresari (non imprenditori) delle proprie capacità. Una persona attenta e discreta, i suoi scatti lo dimostrano.
Più che un saluto vorrei dirvi arrivederci, stay tuned.
Ps: scusate la troppa sincerità.

Le interviste ai "Fotografi nel Web" sono una rubrica del blog: Dentro al Replay