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Mi scuso per l'inconveniente con gli affezionati lettori e (spero) a presto!
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mercoledì 1 giugno 2011

Fotografi nel web #152: Giuseppe Maiorana



Giuseppe Maiorana: chi è?
Sono uno spirito libero, con un bisogno incontrollabile di emozionarmi, con un'adrenalina creativa che mi sollecita perennemente. Per saziare questa esigenza primaria ho trovato energia nella musica (suono e compongo), nella pittura (ho realizzato diverse mostre personali e illustrazioni per libri), e nella fotografia. Sono laureato in economia e ho un master in banking and finance, ma quello è solo il Giuseppe serio e forse un po’ borioso, ma qui parliamo di "maio", quello che sta attento ad ogni particolare, ogni gesto ogni suono, lo carpisce e ne fa tesoro, quello più vero, quello che ha scelto la fotografia come meditazione. Ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno trasmesso la passione ed il desiderio di conoscere il mondo, e la sensibilità di leggerne i preziosi messaggi. Rimasi affascinato quando a 9 anni mio padre mi mostrò, con un proiettore video8, i suoi filmini della Polinesia, della Cina del Giappone degli anni '50. Mia madre nata in Polonia mi ha invece trasmesso l’importanza di conoscere le lingue così ho imparato l’inglese, il francese, il polacco e lo spagnolo, cosa che oltre al mio lavoro mi ha agevolato nei miei giri intorno al mondo. Quando scatto una foto lo faccio per me, per appagare il mio bisogno creativo e per il desiderio di comunicare, di condividere con chi è disponibile ed ha la sensibilità per condividere non solo un’immagine ma un’emozione, ed è questo il mio intento al di là del mero fatto estetico.

Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
Non faccio il fotografo di mestiere, viaggio per sentire, per scoprire e affascinarmi di persone, luoghi e situazioni lontane dalla mia vita quotidiana. Da piccino ho girato in lungo ed in largo l’Europa, con la sua storia, i suoi musei (ho visitato decine di volte il Louvre ed ho ammirato gli impressionisti prima a Jeu de Paume e poi al Musée d'Orsay), le sue cattedrali, ho vissuto e lavorato a Londra. Adesso cerco quello che rimane della natura, della spontaneità della gente non ancora "totalmente" appiattita e conformata dal consumismo, dunque le mie mete favorite sono l’Africa dal Kenia in giù, (sono stato in Kenia, Tanzania, Botswana, Zambia, Namibia, Sud africa, Madagascar), America del sud e Asia, posti dove allontanandosi dalle città occidentalizzate riesci ancora a trovare, se hai gli occhi per farlo, impronte del passato. Mi piace fotografare la gente, carpire sguardi, gesti, che comunicano stati d’animo, situazioni, descrivono vite, relazioni, amicizie. Mi piace fotografare gli animali africani, respirando l’odore aspro, acre e primordiale della savana africana, immaginando che la terra sin dal suo nascere sia stata sempre così.

Quando hai iniziato a fotografare? Che attrezzatura fotografica hai utilizzato nel passato e quale stai attualmente utilizzando?
Con la fotografia non è stato amore a prima vista, il mio primo amore è stata la pittura, e conservo ancora oggi l’imprinting della composizione dell’immagine da pittore. Le prime foto che mi hanno colpito ed emozionato nell’età adolescenziale furono due scatti di Doisneau, che comprai alla Banque de l’Image a Parigi e raffiguravano "il bacio a l’Hotel de Ville (Parigi)", l’uno e l’altro alunni di una scuola elementare seduti dietro i banchi intenti a risolvere un compito; mi colpì principalmente il modo con cui l’artista aveva carpito l’espressione sognante di un alunno, un modo che a tutt’oggi riguardandola mi fa venire i brividi. Mi regalarono una Minolta, cominciai a sviluppare in camera oscura con un amico che aveva il fratello fotografo, poi 10 anni fa comperai la prima Canon digitale e tradii pellicola e diapositive. Oggi fotografo con 5D e 1D mark IV, la prima più docile per i ritratti ambientati e la seconda regina della raffica per la foto naturalistica.

Hai fatto qualche corso di fotografia?
Mai, sono un completo autodidatta, ma studio le foto che mi colpiscono, prendo spunto e imparo.

Quali sono i fotografi del passato o del presente che più apprezzi?
Davvero tanti, tutti quelli che riescono a trasmettermi un messaggio da ricordare. Amo, come già accennato, Doisneau, come Willy Ronis poeta dell’immagine capace di dipingere con la luce, mi viene in mente la foto di Vincent, un bimbo che scrive e riscrive il suo nome sulla lavagna, o il bimbo che corre con la baguette sotto il braccio, ma anche i ritratti di donna di Lartigue o il più grande di tutti i tempi, Cartier Bresson.

Qual è lo scatto al quale sei particolarmente legato?


L’ho chiamata "quieres jugar?" e raffigura un bimbo dell’etnia quechua fotografato sulla cordigliera andina dell’Equador qualche anno fa, giocava con un copertone ed uno stecco, come i nostri bimbi italiani dei primi 900; mi ha visto, si è fermato e mi ha chiesto in spagnolo se desideravo giocare con lui, non dimentico gli occhi vivi, positivi e lo sguardo fiero, ovviamente dissi di si.

Quanto tempo dedichi alla fotografia?
Mai abbastanza, purtroppo la giornata ha soltanto 24 ore da ripartire tra troppe cose, ma il pensiero al "prossimo scatto" ce l’ho sempre, anche quando lascio la macchina fotografica troppi giorni attaccata al chiodo, prima di addormentarmi dopo una giornata di lavoro elaboro e immagino i luoghi della prossima visita, la gente, i gesti, e programmo mentalmente le mie girate.

Quali sono i tuoi progetti attuali e quali quelli per il futuro?
Vedere il più possibile del mondo alla ricerca di quei momenti di felicità assoluta per i quali vale la pena di vivere la vita.

Dove sono pubblicate sul web le tue foto?
MicroMosso, Cfaltissimo, 1x.

Raccontaci un episodio curioso o simpatico legato alla tua esperienza.
Beh! Non proprio curioso o simpatico, ma sicuramente un’esperienza forte. Ero in Tanzania, riserva Serengeti vicino a Maasai Kopie con quattro amici appassionati di natura di cui uno, Guido Bissattini, fotografo naturalista di mestiere; abbiamo notato disteso sotto un’acacia in agonia un leone intrappolato ad un cappio armato da bracconieri, con il collo ormai quasi senza criniera e la carne in vista aggredita dalle mosche fameliche. Ci siamo adoperati per contattatare i rangers del parco ed i veterinari, che con una professionalità da elogiare hanno sedato e curato l’animale, disperdendo gli altri leoni del branco che ostacolavano l’avvicinamento. Grati della segnalazione ci hanno permesso di scendere dalla jeep e documentare l’intervento. La cosa che ricordo meglio è il momento del risveglio, quando gli occhi si sono aperti di scatto, eravamo molto vicini e benché il leone fosse ancora sedato e impossibilitato a muovere un muscolo facemmo tutti un salto all’indietro terrorizzati.

Quando vedi i tuoi vecchi scatti che cosa pensi?
Inevitabilmente rivivo i momenti passati e ripenso alle persone che erano con me ed alle situazioni vissute.

Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.
Imparare la tecnica, perché non puoi scrivere un libro senza conoscere la grammatica, conoscere lo strumento che utilizzi per cercare di adoperarlo al meglio, sapere cosa si sta fotografando e non fotografare a caso, per rendere leggibile agli altri il messaggio, guardare e imparare dalle foto che ti colpiscono, accettare e valutare le critiche e poi, fondamentalmente, scattare col cuore.








Fotografie: © Giuseppe Maiorana


Vuoi concludere con un saluto o un ringraziamento?
Ringrazio Libero Api per la gradita opportunità di questo spazio per parlare un po' di me.


Le interviste ai "Fotografi nel Web" sono una rubrica del blog: Dentro al Replay

13 commenti:

  1. Bellissimo avere letto qualcosa di te... una vita certo non comune a molte persone.
    Il tuo animo sensibile e la tua mente "aperta" al mondo e alla gente influenzano notevolmente il tuo modo di fotografare (ma immagino anche di dipingere o di esprimerti con altre tecniche ed arti). Quando uno "c'è", c'è!!!
    Complimenti sinceri a Giuseppe Maiorana e a "Maio"!
    Con stima,
    Susanna

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  2. Fausto Germanò2 giugno 2011 12:02

    Complimenti per la freschezza di questa intervista, dove traspare tutto l'amore per il mondo e per la vita stessa. Credo che senza questo amore sia impossibile fare fotografia e, più in generale, arte nelle sue più svariate espressioni.
    Un gran bel percorso il tuo, che di sicuro ci riserverà ancora emozioni in b/r.
    Un saluto,
    Fausto

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  3. Insieme ai miei complimenti al grande Giuseppe,
    che ora conosco un pò meglio,
    anche un caro e sentito abbraccio!
    Saro

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  4. ciao mi omonimo!!! sei un maiorana e non solo anche il nome ci accomuna! complimenti a te per tutto!!!

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  5. Ciao! complimenti per il blog...è bello sapere chè c'è tanta gente che ha la stessa passione!in particolare questo fotografo fa dei ritratti stupendi.a presto...tornerò :)

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  6. María de los Angeles31 ottobre 2011 23:52

    Hola Giuseppe,entré y apenas comencé a leer la entrevista te reconocí. Una alegría confirmar tanto amor por lo que apenas vimos que hacés. Me emocionó esas pequeñas gotas sobre el vidrio, remonta en nuestro recuerdo el amor con que hablabas de tus afectos. Aquí nació Gerald, hijo de Romi y Martín. Trabamos de comunicarnos por mail pero no entró . Los esperamos por Argentina para que puedas seguir plasmando en tus imágenes nuestra cultura tan gringa y tan criolla a la vez. Cariños María Angeles Rivas.

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  8. Ke dire? Senza parole, nn xke nn c sn, ma xke sarebbero infinite... Moltissimi complimenti, mi ritrovo nella tua biografia, nei tuoi sogni, nelle tue ricerche... Domattina ringrazio Marta, la mia collega, x avermi dato l opportunità d vedere foto d un grande artista ke sei, oggi? Mi piacerebbe conoscerti per poter iniziare a condividere qst emozioni scattando foto e sopratt poter imparare e continuare a crescere... GRAZIE...
    Paola Posterli

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  9. http://www.facebook.com/giuseppemaioranaisoladeglidei?fref=ts

    una pagina dedicata al libro L'isola degli dei di Giuseppe Maiorana

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    1. http://www.terraquadra.net/l-isola-degli-dei.html

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  10. .. un filosofo del vivere creativo e fotografico, d'esempio ..
    ciao Paolo

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  11. Un grande!
    Immaginavo ma non pensavo di intuire così tanto

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  12. ma dietro a tanta luce c' è sempre tanta ombra.......

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