Comunicazione di servizio: il blog non è più attivo né aggiornato dall'11 aprile 2013

Informo che la pubblicazione di nuove interviste è al momento sospesa a causa del poco tempo a disposizione per seguire il blog come meriterebbe, mi dispiace...
Invito comunque gli utenti a navigare sulle pagine alla ricerca di interessanti interviste, ad esempio questa (postuma) a Mario Giacomelli.

Mi scuso per l'inconveniente con gli affezionati lettori e (spero) a presto!
Ricerca personalizzata

mercoledì 14 ottobre 2009

Fotografi nel web #90: Luca Dessena

Pubblicato su Dentro al Replay il 14/10/2009





Luca Dessena: chi è?
Sardo DOC, 33 anni, avrei voluto vivere a cavallo degli anni 60' e 70'. Innazitutto papà di due bellissimi bimbi, Leonardo di 4 anni e Riccardo di 18 mesi. Dopo anni trascorsi nel settore informatico e sportivo mi sono ritrovato per esigenza e bisogno a lavorare nel settore delle telecomunicazioni. Fotoamatore... cautelativamente preferisco non attribuirmi l'appellativo di "fotografo", penso che sia un termine fin troppo abusato. Quindi fotoamatore per passione, una passione pura e forte.

Quando hai iniziato a fotografare?
Fotografo seriamente da alcuni anni, prima era solo un qualcosa che facevo quando mi capitava. Erano anni in cui il mio tempo era riempito da un'altra mia passione che per il momento, per scelta e necessità, ho dovuto accantonare. Da un lato non è un male in quanto la fotografia sta piano piano assopendo questa mancanza. Anzi diciamo che il vuoto è stato quasi del tutto riempito... chi mi conosce bene sa di cosa parlo :-)

Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
Penso sia una questione molto caratteriale. Mi sento fortemente attrato dalla street, dal ritratto (specialmente ambientato), adoro il reportage e penso che il BN sia un linguaggio di forte impatto emotivo, devo però ancora imparare a non abusarne troppo. Non mi sento adatto per generi come il glamour o lo still life, generi che aprezzo in quanto la tecnica è fondamentale, mi piace guardarli e cercare di carpirne la tecnica più efficace, ma non sento l'esigenza di provarci. Stessa cosa dicasi per il paesaggio, preferisco ammirare i bei lavori degli altri. Mi piace stare in mezzo alla gente, cercando possibilmente di ricercare l'empatia necessaria alla riuscita di uno scatto.

Hai fatto qualche corso di fotografia?
No, tutto quello che so l'ho imparato e continuo a imparare, da autodidatta, consumando manuali, pagine di dispense. Secondo me un corso base può servire solamente a indicarti la via da seguire, poi scegli tu in che modo percorrerla. Oggi come oggi penso che il maggiore supporto che si possa trovare sia rappresentato dai Forum e dalle varie community presenti nel web. Qui il confronto diretto con chi ne sa più di te è la cosa fondamentale, e permette di farti notare velocemente pregi e soprattutto errori dei tuoi lavori. E' doveroso dire che per frequentare assiduamente una o più community bisogna avere la mente aperta e "svuotarsi" completamente di ogni minima presunzione... Quello che comunque mi piacerebbe fare adesso sarebbe un corso di mirato e impegnativo di fotogiornalismo, nonché migliorare sempre di più la tecnica fotografica propriamente detta.

Quali sono i fotografi del passato e del presente che più apprezzi?
Tra gli italiani, su tutti, Gianni Beregno Gardin, Scianna e Giacomelli, tra gli stranieri ho un debole per Elliot Erwitt e Abbas. Poi chiaramente tanti altri, anche meno conosciuti, per esempio Bernd Weisbrod, autore di "Irish Moments", tuttora per me un modello. Gianni Berengo Gardin, definendosi un "manovale della fotografia", mi colpii per una frase che disse durante un'intervista: "Non tendo a fare belle foto, ma buone foto, con contenuti di comunicazione e di racconto", personalmente per me questo è il succo della fotografia...

Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando?
Ricordo ancora con affetto una bridge Kodak, la P880. Attualmente utilizzo una Canon EOS 350D con grip aggiuntivo, con un Tamron 17/50 2.8, un Sigma 55/200, un Canon 50 1.8, un Tamron 28/200 che sta dando gli ultimi segni di vita, e un flash Metz. Ogni tanto è bello rispolverare la Canon analogica 3000V. Utilizzo fondamentalmente il 17/50 e il 50, per i generi che pratico sono quelli più funzionali allo scopo. Non sono un fanatico dell'attrezzatura... ma inizio a sentire l'esigenza di un secondo corpo :-)

Quali sono gli scatti ai quali sei particolarmente legato?
Questi: penso rappresentino al meglio l'essenza della mia terra, alla quale nonostante tutto mi sento molto legato. In Sardegna ci sono le mie radici, e quelle dei miei figli. Per alcune cose mi sento molto limitato, per altre fortunato e riconoscente.


Questa è stata scattata nel 2008, vecchie generazioni che guardano indietro e pensano alla loro vita vissuta, e nuove generazioni che guardano avanti, ma con dentro la loro indole isolana.


Questa invece è di fine 2006 o inizio 2007, scattata a San Sperate, piccolo centro agricolo in provoncia di Cagliari. Un uomo, forse un contadino a riposo, rimembra la sua vita di sudore, rappresentata nel murales.

Quali sono i tuoi progetti attuali e quali quelli per il futuro?
Diciamo che ho diverse cose per la testa, uno è un progetto che sta andando avanti da un annetto circa, è comunque un progetto a lungo termine. Ho diverse idee che sto cercando di sviluppare, ma quello che manca purtroppo è sempre il tempo... staremo a vedere.

Hai mai esposto le tue immagini in mostre fotografiche personali o collettive?
Non ancora, meglio non avere fretta per non rischiare di bruciarsi, però forse qualcosa si inizia a intravedere in lontananza... vedi sopra.

Quanto tempo dedichi alla fotografia?
Bella domanda :o) Dopo la famiglia e il lavoro, tutto il tempo che ho a disposizione. Non necessariamente scattando ci si dedica alla fotografia. Quando non scatto, sono davanti al PC o a qualche libro a studiare magari gli scatti degli altri, a studiare tecnica e tutto ciò che serve, oppure a partecipare a qualsiasi discussione fotografica. Le giornate di scatto le organizzo sempre in anticipo, per ragioni di tempo. Ci sono periodi che magari sto dedicando a progetti particolari, come adesso, che non sempre quando esco porto a casa i risultati sperati, magari esci di casa e ti fai km a piedi cercando di trovare quello che hai in testa... che magari non arriva. Comunque per tornare a bomba, tutto il tempo che posso, mentalmente anche di più!

Raccontaci qualche episodio curioso o simpatico legato alla tua esperienza.
Più che simpatici... direi rischiosi... Quando esco per fare qualche street spesso mi capita di imbattermi con persone che ti guardano male, non capendo il perché magari sei appostato per terra, dietro un muretto... da almeno 20 minuti cercando di costrure una scena che hai pensato, dopo un po' la gente si insospettisce... giustamente!!!

Quando rivedi i tuoi vecchi scatti cosa pensi?
Guarda, a questa domanda penso che ti potrei rispondere più concretamente tra 15 anni!!! A parte gli scherzi, io ragiono in questo modo: ogni scatto che penso sia buono, e lo è anche per gli altri perchè ci hanno letto qualcosa, allora è uno scatto riuscito. Di conseguenza è da "dimenticare" al più presto! Si rischia altrimenti di cullarsi negli allori e vivere di vecchie "conquiste" (per quanto piccole possano essere...) Quindi quello che ho fatto ieri è passato. Infatti ogni volta che uno scatto mi riesce entro "ironicamente in crisi" e sento che è il momento di ricominciare da capo la ricerca di qualcosa...

Dove sono pubblicate, sul web, le tue foto?
Al momento ho un sito personale in fase di realizzazione, quindi le mie foto sono ospitate sulla community Micromosso.com, che saluto.

Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.
Questo un po' mi imbarazza, ma ci provo. Tre parole. Umiltà, Sacrificio e Dedizione. Quindi accettare tutte le batoste che arrivano, anche le più dure, accettarle, e a testa bassa andare avanti, con la consapevolezza che gli "schiaffi presi oggi" un domani daranno i loro frutti. E poi il confronto, mettere da parte la vergogna e l'orgoglio, per imparare da chi ha più esperienza o capacità. La cosa più bella alla fine è essere consapevoli che c'è ancora tanta strada da fare... e la mia non mi sembra neanche asfaltata!








Fotografie: © Luca Dessena


Vuoi concludere con un saluto o un ringraziamento?
Mmmm... molte. La prima è mia moglie che da 10 anni sopporta la mia testa dura e mi supporta moralmente. Poi saluto e ringrazio tutti gli amici sparsi per l'Italia che ogni giorno mi danno il supporto, consigli e mazzate per potermi migliorare sempre di più. Grazie di cuore!

mercoledì 7 ottobre 2009

Fotografi nel web #89: Luigi Scuderi

Pubblicato su Dentro al Replay il 07/10/2009




Luigi Scuderi: chi è?
E' una persona appassionata dalla fotografia sin dall'infanzia che ha mantenuto ed accresciuto la passione per tutto ciò che è visuale. Per me la fotografia è un viaggio che non finisce mai, una continua ricerca del mio personale punto di vista, in fondo alla ricerca della mia identità. A volte il viaggio mi porta lontano, in altri paesi, a volte è un viaggio all'interno, verso il significato delle cose, altre volte è all'interno di me stesso che sto procedendo. Non penso potrei farne una professione, un "mestiere", perchè temo diventerebbe qualcosa di diverso.

Quando hai iniziato a fotografare?
Ho iniziato da bambino con la Kodak Instamatic ricevuta in regalo per la prima comunione. Ero attratto dai fiori e dai ritratti dei miei familiari. Il primo salto l'ho fatto quando mi hanno rubato su un treno la amata Kodak e mia zia, per consolarmi, mi ha regalato una Ricoh a telemetro con comandi completamente manuali. Un incubo padroneggiarla all'inizio. Ma mi costrinse ad apprendere i fondamentali, la tecnica, tra errori e soddisfazioni. Il momento del ritiro del rullino sviluppato ha cominciato ad essere carico di attese, di emozioni. Di gioie e delusioni. Poi la prima reflex, una Minolta XG1, con il corredo classico di allora: il 50 mm, il 28 mm ed il 135 mm. Per anni ho fotografato a colori, ignorando la fotografia in bianco e nero per impossibilità di avere una mia camera oscura. Nelle mie foto ho cercato soprattutto la bellezza. Poi è arrivato il digitale. Vidi la versione 2 di photoshop ed i primi scanner piani nei primi anni 90. Erano cose che oggi fanno ridere, ma già allora avevo visto le loro potenzialità: finalmente una camera oscura che potevo utilizzare. Dal ’98 iniziai a scannerizzare delle stampe ed a lavorare i files in Photoshop. Nel 2000 la prima fotocamera digitale, una Coolpix 880. Una rivoluzione. L’inizio di un nuovo stadio.

Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
Non ho un genere preferito e chiunque si affaccia alla mia produzione viene colpito dalla varietà di generi. Sono attratto da molti generi ed in ciascuno di essi cerco la mia identità. Nella mia vita forse ho scattato meno ritratti di quanti avrei voluto, perché in molti casi la timidezza ed il timore di disturbare mi hanno impedito di ritrarre persone che mi ispiravano. Invidio molto la naturalezza con cui alcuni riescono a puntare l'obiettivo verso uno sconosciuto. Questo mio blocco non mi ha comunque impedito di ottenere qualche ritratto di cui sono orgoglioso.

Hai fatto qualche corso di fotografia?
Sono completamente autodidatta, ma ho utilizzato ed utilizzo tutto il materiale informativo possibile, dai libri (a partire dal mitico Feininger) alle riviste, per arrivare alla fonte più immensa che esista: Internet. Sono in costante aggiornamento sia dal punto di vista tecnologico che dal punto di vista dell'ispirazione.

Quali sono i fotografi del passato e del presente che più apprezzi?
Mi sono inizialmente ispirato a tre fotografi in particolare, nella fase in cui ero esclusivamente dedicato alla fotografia a colori: Franco Fontana, per i sui paesaggi astratti fatti di colore e segni semplici, Pete Turner, per l'intensità dei suoi colori e le emozioni che sono capaci di suscitare; Ernst Hass, per le sfumature di colore dei suoi magnifici mossi. Successivamente ho subito l'influenza di tanti altri maestri, soprattutto quelli che prima avevo solo "ammirato da lontano" per via della forte caratterizzazione per il bianco e nero: Cartier Bresson, Doisneau, Salgado, Erwitt, Giacomelli... L'era delle foto community su Internet mi ha infine permesso di confrontarmi con altri appassionati di fotografia come me, alcuni dei quali di grande spessore. Un esempio per tutti: Rui Palha.

Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando?
Attualmente sto utilizzando una Fujifilm Finepix S2 Pro, visto che mi hanno rubato la Nikon D300 durante un viaggio in treno. Utilizzo anche una piccola Panasonic Lumix LX3 ed una ingombrante Hasselblad 501CM. Conservo ancora le mie Nikon FE2 e F801S anche se non le utilizzo da parecchio tempo.

Qual è lo scatto al quale sei particolarmente legato?
Sono particolarmente legato ad una foto scattata a Lisbona, nella piazza del Rossio. La piazza è già spettacolare di per sé, in più ho avuto la fortuna e la prontezza di riprendere un papà che fa volare in aria la figlia!! un attimo solo, ma per fortuna mi è bastato.


Quali sono i tuoi progetti attuali e quali quelli per il futuro?
Sono sempre alle prese con progetti fotografici. Attualmente sono concentrato sulla creazione di alcuni libri fotografici. Ne ho già realizzati due. Sto inoltre lavorando alla preparazione di una mostra che partirà il 17 ottobre 2009 a Firenze, presso la galleria d'arte "Il Serraglio". La mostra è dedicata ai miei scatti sui riflessi.

Hai mai avuto riconoscimenti in concorsi fotografici o pubblicazioni delle tue foto su libri o riviste?
Le mie foto hanno avuto diversi riconoscimenti. Ho vinto o mi sono piazzato bene a diversi concorsi ed a volte ho anche visto pubblicare delle mie foto su riviste. Recentemente su Fotocult e, qualche anno fa, sulla versione inglese di Digital Camera Magazine, per due mie foto per le quali c'è stata la menzione speciale nel concorso "Photographer of the year". Le mie foto sono inoltre utilizzate per la creazione delle copertine della rivista letteraria "Progetto Babele" e per la copertina della versione italiana de "Per colpa del dottor Moreau ed altri racconti fantastici" dello scrittore argentino Fernando Sorrentino.

Quanto tempo dedichi alla fotografia?
Ne dedico parecchio, è una passione che vorrebbe essere totalizzante, ma esiste anche la mia vita privata, la mia famiglia, e confesso che a volte le cose entrano in conflitto. Sicuramente quello che viene sacrificato maggiormente è il sonno...

Quando rivedi i tuoi vecchi scatti cosa pensi?
Ci sono momenti in cui rivedo la mia produzione artistica e ne sono profondamente insoddisfatto. Improvvisamente mi sembra di non aver fatto nulla di rilevante o di originale. Ho imparato a riconoscere in questi periodi il sintomo di un processo evolutivo che spesso porta, al termine della "crisi", alla nascita di nuove idee o di fasi creative importanti.

Dove sono pubblicate, sul web, le tue foto?
http://minotauro9.deviantart.com
http://www.photopoints.com/main/photos/photographer.aspx?ID=178
http://www.redbubble.com/people/minotauro9
http://www.flickr.com/people/scuderi/
http://www.ipernity.com/home/33600?rev=31
http://www.maxartis.it/showgallery.php?ppuser=1247&cat=500
http://www.photosig.com/go/users/view?id=60033
http://www.usefilm.com/photographer/14106.html
Probabilmente ce ne sono anche altri...


Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.
Oggi con le fotocamere digitali è molto più facile scattare foto tecnicamente corrette, inoltre è possibile scattare a volontà senza preoccuparsi del costo della pellicola. Tutto ciò è contemporaneamente una grande fortuna ed un problema. Si rischia infatti di perdere di vista le motivazioni dello scatto, lo scopo. Vedo moltissime persone scattare migliaia di foto che poi rimangono sepolte negli Hard Disk e delle quali poi ci si chiede: "ma perchè l'ho scattata?". Oggi più che mai è importante avere un approccio progettuale e, soprattutto, un’idea da sviluppare, qualcosa che guidi lo scatto verso un obiettivo preciso.








Fotografie: © Luigi Scuderi

venerdì 2 ottobre 2009

Fotografi nel web #88: Aldo Frezza

Pubblicato su Dentro al Replay il 02/10/2009




Aldo Frezza: chi è?
Sono nato a Roma, dove vivo. Come quasi tutti, ho iniziato a fotografare per passione. Dopo, la cosa è diventata per me sempre più importante, unendosi alle altre grandi passioni della mia vita: la montagna e l’alpinismo. Ho iniziato così a fotografare le cose che facevo in montagna, proponendo alle riviste del settore articoli e foto riguardanti itinerari, ascensioni, ecc... Poi ho lavorato molti anni, come fotografo e addetto-stampa, con un team di medici, specializzati in ricerche medico-scientifiche in alta quota ed in ambienti estremi. Con loro ho partecipato a grandi viaggi sulle Alpi, in Africa (monti Kenya e Kilimanjaro, deserto del Sahara libico e marocchino) ed in Asia (Nepal, Sikkim). Insomma, è diventata così anche una professione (anche se non la mia sola professione, per vivere faccio anche dell’altro). Attualmente mi occupo di scrivere articoli su argomenti di montagna e, in generale, di attvità "outdoor" (alpinismo, escursionimso, trekking, sci, economia, scienza, arte e cultura di regioni montane, ecc...), accompagnati regolarmente dalle mie foto, per testate cartacee e web. Da quando è nata Ilaria, mia figlia, mi occupo di ricercare itinerari adatti ai bambini, e curo regolarmente una rubrica ad essi dedicata sulla "Rivista del Trekking".

Quando hai iniziato a fotografare?
Ero molto piccolo, mia madre prese, con i punti delle saponette, una macchina fotografica Eura Ferrania, oggetto oggi preistorico che ho ancora (non sono mai riuscito a separarmene). Era la prima macchina fotografica che avevo tra le mani, ma ne rimasi affascinato e da quel giorno divenni il "fotografo ufficiale" delle gite familiari e delle vacanze estive. Poi, per molti anni, più niente, finchè non cominciai a lavorare e a guadagnare i miei primi soldi. Una fotocamera fu allora, insieme allo stereo, il primo oggetto acquistato col mio stipendio. Si trattava, finalmente, di una vera reflex, una Canon FTB. E così, una volta ripreso il via, non ho più smesso.

Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
Il tipo di foto che faccio per professione – la foto di montagna – è un genere molto particolare, che attraversa in maniera trasversale molti argomenti. C’è al suo interno un po’ di reportage sportivo o di foto d’azione, un po’ di reportage di viaggio, un po’ di paesaggio o di foto naturalistica, ecc... In questi casi, la sfida è cercare di mettere, anche nelle inquadrature più classiche, qualcosa del mio personale modo di vedere. Mi spiego meglio: molto spesso le foto di montagna sono fatte da alpinisiti bravissimi che, non essendo principalmente fotografi, tendono però a ripetere le stesse inquadrature (la parete, la cordata, i portatori, le strade di Kathmandu o di Skardu, ecc...). Io cerco di avere un occhio più "fotografico", e di trovare modi di raccontare più originali ed accattivanti. La situazione, comunque, è molto cambiata da questo punto di vista, e ora le montagne di tutto il mondo sono piene di ottimi fotografi, come dimostra la qualità delle immagini delle riviste del settore, decisamente migliorata negli ultimi anni. Quando riesco a fotografare solo per me, mi piacciono molto la "street photography", il reportage di viaggio ed i concerti. Coltivo poi, in segreto, un’insana passione: passo interi pomeriggi a fotografare muri, manifesti strappati, particolari di graffiti inquadrandoli in maniera tale da farli sembrare quadri astratti, composizioni di pure linee, forme e colori.

Hai fatto qualche corso di fotografia?
Sì, e sono stati molto importanti per me, grazie al valore degli insegnanti. Ho studiato still-life con Alberto Incrocci, che mi ha insegnato il suo grande senso di rigore nel controllo delle luci e della composizione, cosa che si è rivelata preziosissima anche al di là dello still-life, genere che non ho più praticato. Ho frequentato un workshop con Steve Mc Curry, dove ho approfondito il senso della sintesi e dell’impatto comunicativo dell’immagine. Dopo il mio passaggio al digitale (avvenuto molto tardi rispetto ad altri, un paio di anni fa), ho frequentato corsi di Post Produzione (settore in cui mi sentivo un po’ carente) con Marianna Santoni.

Quali sono i fotografi del passato e del presente che più apprezzi?
Tra i grandi del passato, ho sempre ammirato – pur nella loro completa diversità - Ernst Haas e Jeanloup Sieff. Apprezzo in entrambi la capacità rivoluzionaria di andare oltre, di sperimentare, di uscire dagli schemi che imponeva il loro genere di fotografia. Ernst Haas ha reinventaro la foto a colori utilizzando creativamente tutto quello che prima era considerato solo un "errore tecnico" (mosso, silohuette, dominati, ecc...), Sieff ha introdotto, nella moda, i grandangoli spinti, le inquadrature che non riprendevano solo vestiti, i ritratti non "agiografici", ecc... Anche se non pratico la foto di moda, il suo essere "visionario", il suo saper immaginare cose diverse mi affascinano ancora. In tempi recenti, c’è un personaggio che non solo apprezzo, ma che "avrei voluto essere": Galen Rowell. Grande alpinista, attivo negli anni ’60 in Yosemite Valley, divenne fotogiornalista e lavorò per riviste del calibro di National Geographic, esplorando le regioni più selvagge del mondo. Considero il suo libro "Galen Rowell’s vision, the art of adventure photography" il più bel manuale di fotografia mai scritto. Non vi si parla di tecnica, ma di ciò che succede nella testa e negli occhi di chi sta dietro il mirino, del suo approccio al soggetto, del suo modo di viaggiare, dell’influenza della tecnologia sull’immagine, della ricerca della propria personale visione, ecc... Anche senza conoscerlo, Rowell mi ha dato tanto, e la notizia della sua morte in un incidente aereo mi lasciò veramente scioccato. Ma ci sono altri fotografi di montagna altrettanto bravi, che apprezzo molto: l’austriaco Heinz Zak, forse il maggiore specialista europeo di foto di arrampicata estrema, o Davide Camisasca (guida alpina e fotografo di Gressoney). Infine, alcuni grandi del reportage stranieri ed italiani: McCurry, Salgado, Natchwey, Pistolesi, Zizola.

Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando?
Dopo la FTB, di cui ho detto, ho sempre posseduto apparecchi Canon. Nell’ordine, F1, F1 New, Eos 1n. Attualmente utilizzo, con piena soddisfazione, una 5D. Le ottiche sono: 15, 17-35, 24-70, 50, 85, 70-200.

Qual è lo scatto al quale sei particolarmente legato?


Questo: si tratta di piccoli monaci che assistono ad una cerimonia al monastero di Hemis, in Sikkim. Nonostante sembri un’inquadratura abbastanza banale, essa ha per me un fascino sottile, una magia che non appare subito, ma emerge sempre più prepotente alla distanza. Spesso, nella preparazione di mie mostre o proiezioni, faccio il gioco di affiancarla ad altre immagini, di grande impatto visivo, dai colori forti, dagli effetti speciali sempre più mirabolanti. Ebbene, è tutto inutile: essa, nella sua disarmante semplicità, ne esce sempre vincitrice.

Quali sono i tuoi progetti attuali e quelli per il futuro?
Scopro che negli ultimi anni la mia attività ed i miei interessi si vanno sempre più estendendo dalla montagna ai viaggi in generale, ma soprattutto alla "filosofia" del viaggiare come esperienza di vita e di arricchimento interiore. Mi interessa sempre più il cercare di guardare – fotograficamente, ma non solo - con occhi nuovi a cultura, religione, tradizioni popolari, sapori e prodotti tipici, condizioni sociali e di vita delle popolazioni, natura ed ecologia. Non solo, quindi, viaggi in luoghi dall’altra parte del mondo, ma anche a pochi metri dalla porta delle nostre case, a riscoprire tutta la "sorpresa", la "magia" e la "novità" che solo i bambini sanno cogliere, anche nelle cose per noi più banali ed abituali. Ecco, mi piacerebbe che il mio percorso fotografico andasse, per il futuro, in questa direzione.

Hai mai esposto le tue immagini in mostre fotografiche personali o collettive?
Una mia mostra, "Montagne: luoghi, volti, situazioni", è stata esposta in due occasioni in anni scorsi. Più di recente, ho esposto in due diverse gallerie romane "Viaggi dentro e fuori", dove accostavo, in modo apparentemente casuale (in realtà, seguendo logiche cromatiche o compositive), foto di viaggi o esplorazioni in paesi esotici (Asia, Africa, Himalaya) con foto di più "banale" quotidianità: muri scrostrati, finestre, tende, muri ricoperti di graffiti, ecc... L’effetto si è rivelato piuttosto "straniante", suscitato una certa curiosità tra chi l’ha visitata. Infine, una serie di mie immagini di Appennino è stata esposta, qualche anno fa, nell’ambito della Rassegna "Montagne in città", che si svolge – anzi si svolgeva, quest’anno non si sa – ogni anno a Roma.

Hai mai avuto riconoscimenti in concorsi fotografici o pubblicazione delle tue foto su libri e riviste?
Non ho mai vinto concorsi fotografici, ma le mie foto vengono publicate regolarmente sulle riviste per cui collaboro. Molte di quelle realizzate durante le spedizioni medico-scientifiche sono state utilizzate in pubblicazioni scientifiche o per brochures delle ditte che ci sponsorizzavano. Altre sono state utilizzate per illustrare libri, in particolare delle Edizioni Il Lupo, casa editrice abruzzese specializzata in guide escursionistiche. Nel 2007 ho curato, con altri autori, testi e foto della guida "Vivere i laghi del Lazio", edita dalla Regione. Nel 2008 è stato pubblicato, dalle Edizioni Il Lupo, "Bambini in Appennino", raccolta di tinerari per bambini tra i monti di Lazio, Abruzzo, Marche ed Umbria; i testi sono di Albero Osti Guerrazzi e del sottoscritto, la maggior parte delle foto mie. Nel 2003, "Planetmountain" ha pubblicato un articolo su di me, con un portfolio di mie immagini.




Quanto tempo dedichi alla fotografia?
La fotografia non è solo quando sei dietro al mirino o davanti al monitor, c’è un’attività di pensiero, di immaginazione, di ideazione, di progetto. Mi capita molto spesso, anche mentre faccio le cose più normali, di pensare: come fotograferei questa scena? Oppure: devo fotografare questo, o quest’altro. Credo quindi di dedicare alla fotografia molte energie, anche solo di pensiero, e molta parte della mia vita, che è impossibile quantificare.

Raccontaci qualche episodio curioso o simpatico legato alla tua esperienza.
Ero in Marocco, durante una spedizione di medici dermatologi, che testavano creme solari. Ci fermiamo in mezzo al deserto, gli altri vanno in escursione ma io rimango, perché volevo fotografare un flacone di crema in mezzo alle dune, un’idea che avevo avuto. Ad un certo punto, in pieno deserto, appare un tuareg spuntato da non so dove. Dapprima cerca di verdermi alcuni fossili, poi si incuriosisce di quello che sto facendo, si siede e mi guarda lavorare. Intanto parliamo. Alla fine lo convinco a farsi fotografare, gli dò istruzioni e lui, buono buono, esegue: cammina di spalle lasciando molte impronte, si mette in posa, finge di guardare verso l’infinito, tutto secondo le mie istruzioni. Poi, all’improvviso, sparisce nello stesso nulla da cui era venuto. Le foto non sono più state utilizzate, ma l’incontro è stato così surreale che non lo dimenticherò mai. Poi, non posso dimenticare i sorrisi, i giochi e le risate piene di gioia dei bambini nepalesi e indiani incontrati durante i trekking. Arrivare nel villaggio accompagnati dalle loro grida e partecipare ai loro giochi ripaga di tutta la fatica fatta durante il cammino.

Quando rivedi i tuoi vecchi scatti cosa pensi?
Rivedere i vecchi scatti è spesso, per me, un’esperienza drammatica, nella quale mi chiedo come è stato possibile aver fatto quelle orribili foto che ora, invece, avrei gettato via senza pensarci su. Ma non è sempre così, per fortuna. A volte c’è una specie di ribaltamento di significato in cui, come se li rivedessi con altri occhi, rivaluto gli scatti che non mi piacevano, scoprendo in essi nuovi significati e nuovi elementi, che prima non ero stato capace – o non avevo l’esperienza per farlo – di cogliere.

Dove sono pubblicate, sul web, le tue foto?
Innanzitutto sul mio sito, www.aldofrezza.it, poi sul portfolio pubblicato da Planetmountain che ho citato. Infine, a volte, carico qualche mia foto su Facebook.

Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.
Non vi stancate mai di esplorare tutte le possibilità, non solo dell’attrezzatura, ma soprattutto della vostra mente, dei vostri occhi e del vostro cuore.








Fotografie: © Aldo Frezza

Vuoi concludere con un saluto o un ringraziamento?
Un primo ringraziamento lo devo alla mia famiglia, che ha sempre accettato con pazienza le mie partenze e le mie assenze. Un ringraziamento particolare a Ilaria, che spesso mi accompagna nelle escursioni e mi è stata di grande aiuto nello scrivere "Bambini in Appennino", inventando quasi tutte le favole del libro. Infine, a tutti quelli che ho incontrato durante i miei vagabondaggi, per avermi permesso di rubare i loro sguardi e i loro sorrisi.